Che bella sorpresa questo Cubico fiorito da poco nel prato di San Salvario (non rigogliosissimo, dal punto di vista della ristorazione).
Il locale è preciso, ben illuminato, tenuto con cura, squadrato ma non freddo. I coperti sono pochi, il che permette a ogni tavolo di essere seguito con attenzione, buon ritmo e gentilezza davvero da segnalare (in testa il cortese – ironia della sorte – Giuseppe Grillo). E poi – quel che più conta – i complimenti se li meritano i piatti: ogni giorno c'è un menu degustazione di cui si possono però anche ordinare le pietanze una ad una. Per ogni portata c'è gran cura: dai sapori – accostati sempre con una certa inventiva – alla messa in piatto, che gratifica l'occhio come il palato. Merito del giovane ma esperto chef Antonio Giovannitti.
Il Cubico
di Stefano Cavallito & Alessandro Lamacchia
Il Cubico sta diventando un posto rassicurante, dove – sia pure nel normale ondeggiare dei ristoranti piuttosto nuovi o gestiti da titolari piuttosto giovani - la qualità delle proposte è sempre soddisfacente, come è soddisfacente il prezzo equo, come è più che soddisfacente il servizio sempre attento e curato. Il ristorante propone sempre un unico menu degustazione, passibile di alcune modificazioni, che però cambia tutti i giorni: la costante è che propone sempre sei-piatti-sei, come le facce di un cubo, dall’antipasto al dolce nella ricerca della cubatura del cerchio. Nella nostra ultima visita, dopo un amuse-bouche creativo, abbiamo iniziato la cena con una discreta insalata di storione e zeste d’arancia. Più convincenti i primi: una salubre crema di broccoli con calamari e un filo di olio siculo a naturale completamento del piatto e un buon piatto di agnolotti del plin cubici, nella denominazione ma, e forse sarebbe un sacrilegio, non nella forma. Quanto ai secondi, superata di slancio una buona metà del cubo, succulento lo stinco di manzo con patate cotte al sale, con carne di qualità e cottura a puntino. Passiamo, poi, al pre-dessert che è un piatto forte del locale, ovvero il cicles-gelato, versione 1.3, cioè un gelato di consistenza masticabile e di vago sapore di chewingum: una lavorazione certamente tecnica e complicata ma, a nostro avviso, con un risultato certamente buono ma non all’altezza dell’evidente laboriosità della preparazione. Molto meglio, senza volere a tutti i costi sembrare tradizionalisti, ci è parsa la torta con crema alle nocciole.
Una nota per gli ottimi piccoli panini che farete fatica a lasciare sul tavolo: tra quelli all’olio, alle olive e altro, ci sentiamo di consigliare quello con i pomodorini secchi. |