Il Garamond è situato in una posizione gastronomicamente beneaugurante perché a pochi passi dalle stanze che hanno ospitato il Balbo, migliore ristorante di Torino per lustri.
Questo locale di via Pomba, aperto nel 1999 in un bel palazzo ottocentesco una volta adibito a scuderia del reggimento dei Dragoni Piemontesi, non ha, d'altronde, mai nascosto le proprie velleità e si è velocemente insediato – e a pieno titolo – nel firmamento, peraltro non troppo illuminato, della ristorazione torinese. Insomma, il Garamond è osannato da alcune guide e amato da tanti critici. Tuttavia durante l’ultima recente visita, la nostra cena è stata un poco meno convincente di altre occasioni.
Accomodati nelle belle sale scorriamo il menu che offre, oltre alla carta, una scelta di mare e una di terra (probabilmente la più collaudata) entrambe a 50 euro vini esclusi. Per chi non si sazia facilmente c’è anche un gran menù da sei portate a 75 Euro. Veramente fornita la carta dei vini dello spessore di un romanzo classico come si addice ai ristoranti di rango. Avendo già provato i menu in altre occasioni scegliamo alla carta, evitando a malincuore, a volte il nostro è un lavoro veramente impietoso, i commoventi gnocchi di castagne alla toma del Mont Cenis e lo stinco di cervo, e optando per i tagliolini con sarde e mollica di pane cui mancava un certo sprint e i buoni agnolotti del plin. A seguire, rombo in crosta di patate con barbera e finocchi e un più convincente dentice in crosta di caffè e nero di seppia dalle carni particolarmente suadenti. Tutto di buona fattura ma, a costo di apparire piccoli ed insaziabili discendenti di Pantagruel, il rapporto quantità prezzo era insufficiente: proprio perché di fronte a piatti di buona e, a volte, ottima fattura, il pensiero che, nel breve volgere di qualche momento avremmo terminato il cibo ci ha un poco intristiti a ogni piatto. Si termina con un buon cremino al gianduia su salsa moka e con un conto finale intorno alla boa dei 60 Euro a testa.
Stefano Cavallito & Alessandro Lamacchia
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