Di proprietà dello showman Chiambretti, da gente dello spettacolo è frequentato. L’arrendamento è originale, volutamente simpatico, insomma piace alla gente che piace (e potrebbe non piacere alla gente cui non piace la gente che piace). Da provare lo sfromato di cardi alla salsa di acciughe e la torta Birilli. Se siete tifosi, ci potrete incontrare i giocatori del Torino.
Birilli
di Stefano Cavallito & Alessandro Lamacchia
Questo locale di successo, ben posizionato sulla collina torinese, punta molto su un’immagine decisamente divertente e alla moda e, malgrado la presenza di Bruno Casetta in regia, meno sulla bontà dei piatti. Ripetendo che si passa sempre una serata divertente ai tavoli dei Birilli, l’impressione che abbiamo da tempo ci è parsa confermata dall’ultima visita durante la quale abbiamo assaggiato musetto di vitello con cannellini, tagliolini neri con carciofi, baccalà e zafferano e petto di faraona con composta di cipolle e salsa al foie gras. Tutto discreto, senza voli pindarici di gusto. Piuttosto interessanti le varie serate a tema proposte tra cui la ormai storica dei “falsi d’autore”. Lo chef Ugo Incerti propone ai commensali virtuose imitazioni delle ricette che hanno reso celebri i grandi chef d’Italia. E allora, la cena potrà cominciare con un omaggio a Guido di Costigliole con il peperone farcito alla sua maniera. Rubato alle cucine di Vissani, invece, il baccalà scottato in padella con crema di pecorino dolce. Ma il giro a tappe che si srotola tra i grandi ristoranti d’Italia prosegue con altre destinazioni affascinanti: dall’enciclopedia della cucina, alla voce Gualtiero Marchesi da Erbusco, l’ormai storico raviolo aperto che svela l’anima di capesante e burro allo zenzero; dal ristorante La Pergola dell’Hotel Hilton Cavalieri e dalla creatività di Heinz Beck, invece, il falso del noto filetto affogato nel vino rosso con tartufo, pancetta croccante e radicchio. A pranzo ce la si cava con una decina di euro. |