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Da Vittorio Emanuele II ad Agnelli

Vittorio Emanuele segue le orme del padre: dichiara la seconda guerra d’indipendenza contro l’Austria – questa volta forte dell’appoggio dei francesi - la vince e nel 1861, l’anno della Spedizione dei Mille, diventa il primo re d’Italia. E Torino diventa capitale del regno. Sono gli anni di Giuseppe Mazzini, Giuseppe Garibaldi, Giuseppe Verdi e Alessandro Manzoni. La città si arricchisce: dal 1860 al 1867 Alessandro Mazzucchetti e Carlo Ceppi realizzano la stazione di Porta Nuova, sullo stile di King’s Cross, come punto di partenza della strada ferrata per arrivare a Genova.

La capitale nel frattempo s’è trasferita a Firenze, su pressioni francesi. Ma ormai la città è a pieno titolo una protagonista della vita del continente e, persa l’amministrazione, si concentra sull’industria, come dimostra la grande esposizione del 1884. In questi anni – a testimonianza dell’apertura culturale della metropoli – nasce nel 1851 il tempio valdese e nel 1884 la nuova Sinagoga firmata dall’architetto Petiti. In città c’è anche l’artista Palagio Palagi, chiamato da Carlo Alberto, che decora palazzo Reale e realizza il monumento al Conte Verde in piazza Palazzo di Città.

Sono anni radiosi, anche letteralmente: Torino è la prima città a sperimentare – in piazza San Carlo e al Valentino – l’illuminazione pubblica elettrica. Sotto quella luce si muovono De Amicis, Bersezio, Calandra.
E poi c’è Antonelli.
Nel 1862 l’architetto cominciò a lavorare a quello che sarebbe diventato l simbolo della città: la Mole (conclusa nell’89). La Mole – che sarebbe divenuta il più alto edificio in muratura del mondo – avrebbe dovuto essere il tempo israelitico, ma poi venne acquistato dalla Municipalità. La guglia, crollata nel 1953, è oggi sostituita da una struttra metallica.

Nel 1873 nasce, a firma dell’ingegner Carrera, la deliziosa Galleria Subalpina, nel 1884, durante l’esposizione generale italiana, sorge il Borgo Medievale, vengono realizzati i Murazzi (è circa il 1880). Nel 1902, anno di una nuova esposizione Generale, a Torino sbarca il Liberty, versione nazionale dell’Art Nouveau.

Nel frattempo, nel 1899, al caffè Burello, era nata un’azienda interessante: la Fabbrica Italiana Automobili Torino. La Fiat. Negli stessi anni sorgono la Lancia e l’Itala. Arriva il Novecento. Arriva la modernità. Sotto la Mole c’è anche la prima concessionaria italiana del brevetto del calcestruzzo armato. Dall’incontro tra le due realtà nasce, tra il 1915 e il 1923, il complesso delle Officine Fiat del Lingotto e poi, nel 1939, Mirafiori. Ma Torino non è solo macchine: nel 1914 è uscito nelle sale “Cabiria” – diretto da Pastrone, scritto da d’Annunzio -, il fiore all’occhiello di quella che è già diventata la capitale del cinema italiano.

Intanto nel 1919 vengono fondati i Fasci torinesi e nel 1922 viene bruciata la sede di “Ordine Nuovo”, la rivista diretta da Antonio Gramsci. Mussolini prende il potere. E’ il 1922.
Negli anni Trenta – la prima guerra ha depresso altri settori dell’economia ma ha fatto crescere quelli automobilistico e siderurgico - tocca all’architetto del Regime Marcello Piacentini ridisegnare via Roma. La guerra si avvicina: l’industria si converte alla produzione bellica. I bombardamenti del ’42 mettono in ginocchio la città, nel ’43 gli operai – ormai alla fame – si ribellano, a settembre dello stesso anno arrivano i tedeschi. I partigiani salgono in montagna. Il 18 aprile 1945 uno sciopero paralizza la città, il 26 aprile i partigiani iniziano la liberazione del capoluogo che si conclude il 30. Il 3 maggio arrivano gli Alleati.
Che trovano Torino già libera.

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