Nato nel 1919 a Torino, Primo Levi si iscrive nel 1934 al Ginnasio-Liceo D'Azeglio, celebre perché vi insegnavano docenti illustri e oppositori del Fascismo, alcuni dei quali saranno noti per l'apporto dato alla cultura italiana (Umberto Cosmo e Norberto Bobbio, e molti altri). Nel 1937 si iscrive alla Facoltà di Scienze, ma mentre frequenta l'Università, il governo fascista emana (1938) le leggi razziali, che impediscono ai giovani ebrei di frequentare. Nel 1941 presso l'Università di Torino, si laurea in chimica "summa cum laude". Per ragioni di lavoro, nel 1942 è costretto a trasferirsi a Milano. Nel 1943 si rifugia sulle montagne sopra Aosta, unendosi ad altri partigiani, però viene quasi subito catturato dalla milizia fascista e un anno dopo internato nel campo di concentramento di Fossoli e successivamente deportato ad Auschwitz. Viene liberato il 27 Gennaio 1945 in occasione dell'arrivo dei Russi al campo di Buna-Monowitz, anche se il suo rimpatrio avverrà solo nell'ottobre. Nel 1947 pubblica “Se questo è un uomo”, nel 1963 pubblica "La tregua" col quale vince il premio Campiello. Altre opere da lui composte sono: una raccolta di racconti dal titolo “Storie naturali”, con il quale gli viene conferito il Premio Bagutta; una seconda raccolta di racconti “Vizio di forma”, una nuova raccolta “Il sistema periodico”, con cui gli viene assegnato il Premio Prato per la Resistenza; una raccolta di poesie “L'osteria di Brema”; “La chiave a stella”; “La ricerca delle radici”; “Antologia personale”; “Se non ora quando” con il quale vince il Premio Campiello per la seconda volta e infine nel 1986 “I Sommersi e i Salvati”. Muore suicida l'11 Aprile 1987.
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